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Palpebra cadente: i migliori trattamenti estetici per il contorno occhi

Gli occhi sono più che mai in primo piano visto che il resto del viso è coperto da mascherina. Secondo i ricercatori dell’Università di Osaka aumenta del 6% la percezione della grandezza degli occhi (palpebra cadente inclusa, ahinoi) e del 13% di tutta la zona. 

Ritorno, quindi, a un trucco occhi fatto di ombretti, eye-liner, mascara e di attenzioni mirate per la zona del contorno, dove la pelle è molto sottile e, poiché è venuto meno il meta-linguaggio dei muscoli labiali, si utilizzano di più quelli oculari. Viene spontaneo molto più di prima strizzare gli occhi, serrarli, allargarli, compiere insomma tutti quei movimenti che stimolano la mimica facciale. 

Oltre a una magnificence routine accurata di creme advert hoc, patch e maschere antigonfiore, il trattamento dal medico estetico di iniezioni di tossina botulinica in epoca put up Covid è schizzato in cima alle preferenze.

“È sempre più sicuro e permette di trattare tutta la parte del terzo superiore del viso, dalle tempie alla fronte, al contorno occhi”, spiega Chantal Sciuto, medico specialista in dermatologia a Roma. “Si eseguono  microiniezioni che allentano la tensione del muscolo dove è molto sollecitato. Verso la ‘coda’ dell’occhio alzano il sopracciglio e danno un effetto disteso che può essere valorizzato anche dai capelli raccolti in uno chignon o in una pony tail”.  

Il risultato del botox dura circa quattro-sei mesi; chi, invece, vuole una durata lengthy lasting e ha uno sguardo molto stanco, segnato anche da una palpebra cedente, può rivolgersi alla chirurgia, anche questa sempre più evoluta, poco traumatica e sicura, se, naturalmente, eseguita da professionisti. 

“Di solito si interviene su tre fronti”, cube Pierfrancesco Cirillo, chirurgo plastico e Presidente AICPE (Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica). “Si asporta la cute dove è in eccesso e forma le borse, in un secondo momento, quindi, si solleva l’ala esterna del sopracciglio lasciando una sottile cicatrice che si nasconde sotto la peluria e poi, come terzo step, si procede con il lipofilling nel solco oculare che, a volte a causa del passare degli anni o per motivi genetici, può essere molto scavato”. 

In altre parole, si preleva una parte del tessuto adiposo dall’addome o dalle culotte e si infiltra nella zona perioculare. “Sconsiglio l’uso di filler, perché qui la pelle è molto sottile e delicata: se si inietta l’acido ialuronico, per esempio, dal momento che richiama acqua, può dar luogo a edema e gonfiori”, continua il chirurgo plastico. 

“Le tecniche più moderne permettono di intervenire in sinergia e in modo personalizzato a seconda delle esigenze: tanto è vero che oggi si parla di chirurgia orbitale o periorbitale, più che di semplice blefaroplastica”. 

Attenzione particolare meritano gli occhi dalla forma un po’ allungata. “Bisogna stare attenti alla cicatrice che lascia l’intervento”, puntualizza Antonella Castaldo, chirurgo plastico a Napoli, Milano e Los Angeles. “Se viene eseguita in modo classico e assume l’aspetto di una ruga che prosegue dopo l’angolo esterno, quando un occhio è orientaleggiante, può modificarne la forma e renderlo più rotondo. Suggerisco in questi casi di fare una lieve cicatrice che risale verso la parte esterna del sopracciglio: i primi tempi si vede, ma poi si attenua e non modifica lo sguardo”. Anche il prelievo della cute quando la palpebra è un po’ cadente è molto delicato. “Meglio non scavare mai troppo”, aggiunge Castaldo. “Altrimenti l’occhio sembra ‘denudato’ e più vecchio”.

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